Di zingari e di chitarre

IMG_2730Ho conosciuto Mario Regis quando cercava ancora riparo alla sua timidezza di bambino tra le pieghe colorate della lunga gonna-tenda di sua madre. Una zingara Kalè della leggendaria famiglia dei Los Reyes, quella dei Gispy King. Il padre Bik era il chitarrista delle nostre notti e della nostra emozione. Si cantava insieme in una masseria in Camargue. Erano gli anni Ottanta.
Ma Bik era soprattutto il musicista che aveva costruito la base musicale di successo dei Gipsy King che in quegli anni erano famosi nel Mondo quanto lo erano stati i Beatles. Lui era più schivo, meno “commerciale”. Artista d’anima flamenca, preferiva la chitarra e il battito della palme in “burlerias”, anche più della rumba catalana. La ritmica di tante belle e notissime canzoni del complesso. Un maestro che come molti grandi interpreti di origine zingara non sapeva leggere uno spartito. Come d’altronde Django Reinhard… La musica la faceva, la ricordava e la inventava. Se ne aveva voglia. E’ da lui che ho imparato una bella parola Rom: MORCURE. Si traduce con gatto in italiano ma, in questo caso è un gatto metaforico, immaginato. Un gatto che fa le fusa e graffia con la nostalgia di un viaggio, di un incontro finito. In spagnolo sarebbe il DUENDE. Ecco, Bik prendeva la chitarra soltanto se Morcure la sentiva presente, con lui e con noi. Altrimenti rideva, parlava, ma non suonava.
Mario l’ho incontrato, di tanto in tanto, nel corso di questi decenni. So che suona come il padre, come i nonni, come i migliori della sua grande famiglia di chitarristi, so che canta con la voce rotta e profonda degli zingari. Lo rivedo oggi pochi giorni prima di un suo spettacolo-incontro d’eccezione, all’aperto, nel Teatro romano di Arles. Sarà con lui Raghunath Manet, il grandissimo danzatore e musicista indiano. “Zingaro da dove vieni?” è il titolo del concerto. Sarà una notte dove non mancherà di miagolare il gatto segreto dell’emozione e dell’arte. Una serata anche pedagogica per tutti quegli zingari che, non sapendo da dove vengono, spesso si perdono… nelle nostre città e nelle nostre periferie.
Ho saputo che Mario ha accompagnato Charles Aznavour alla chitarra e che è considerato l’erede di Manitas de Plata. Oggi è marito, padre e credo anche nonno… (nella tribù ci si sposa presto). Quando ragazzino batteva i palmi delle mani, seguendo con gli occhi quelle di Bick, già si capiva che anche per lui il canto e la musica potevano nascere soltanto dall’emozione.

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