Tango a Medellin

Il coprifuoco da mezzanotte all’alba. A Medellin era ancora vivo e potente l’ex lattaio Pablo Escobar.

Ma fino a Mezzanotte si poteva attraversare la città nel tepore dolce di una primavera senza fine. Profumo di frangipane e dedicate serenate ad ogni angolo di quartiere. Appoggiati a un derelitto taxi giallo e nero noi tre lo ascoltavamo.
Era un omino grigio e liso, rattoppato come la chitarra che suonava, per qualche pesos, finalmente un tango.
Domandammo una canzone e lui per soldi ma con sentimento, claro !, si ruppe la voce su “Anclao en Paris”.
Noi contenti ascoltavamo soltanto lui , distinto da tutta la musica sferragliante del Caribe che usciva dai tanti locali della  Carrera 70.
Così come un viaggio, come una nostalgia, sogni dolciastri come manghi maturi mi presero insieme; in quella sera di festa, su quella strada tanto irreale da sembrare sollevata, quasi nuvola. La nuvola della musica, dei ricordi e dei singhiozzi di tutta la Latino-America. Ageografico itinerario. Via dei canti di uno straordinario Continente che dall’Europa sembra non staccarsi del tutto ma che non potrebbe più vivere senza lo zucchero e il sole e le donne colorate, senza le strade con il mare in fondo, l’oro, la gloria e la polvere da sparo. Noi tre non più “inchiodati a Parigi” ma liberi, tra musiche diverse, di sognare viaggi infiniti nel continente del sole. Il Cantore si inchinò, guardò in alto verso la luna piena, verso Gardel che ritornava, per sempre, dal suo ultimo Medellin a Buenos Aires.img_2756

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