Regno animale

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Molto amato dai librai di Francia, “Regno animale” è il racconto del passaggio dall’agricoltura contadina a quella industriale. Detto così potrebbe anche essere un saggio di economia o di sociologia. Invece è scrittura, alta e poetica, è letteratura. Ci commuove sino alle lacrime. Condividiamo e comprendiamo, come storia anche personale, la miseria della nostra razza che, nell’ultimo secolo, non ha rivolto soltanto violenza a se stessa ma a tutte le forme viventi di nostra Madre Terra.

Certo che apparteniamo anche noi al regno animale ma, purtroppo, con un’intelligenza che si è allontanata da quella ancestrale legata alla legge biologica della sopravvivenza della razza e dell’equilibrio tra le specie.  Dal punto di vista zoologico, oggi, gli umani sarebbero da considerarsi malati gravi e in via di estinzione.

Agli inizi del secolo scorso sopravvivevano ancora gesti e segni di amore, quasi sensuale, verso la terra. I contadini la assaggiavano, masticavano a occhi chiusi la terra da seminare, la prendevano in mano e la sgretolavano piano piano tra le dita con struggente tenerezza. Si sapeva che era la terra che ci faceva e che ci dis-faceva.

Ora quasi tutto è perduto, se non la speranza di una rinnovata e più colta consapevolezza tra le giovani generazioni. Nell’odore acre di quel letame che qualcuno di noi ancora ricorda nelle corti delle case coloniche, nella miseria contadina, nella superstizione cieca e violenta resta, infatti, la purezza della giovane Eleonora del romanzo, diga contro la follia autodistruttiva degli uomini.

Soltanto una riappacificazione tra noi, gli animali e il regno vegetale potrà evitare il disastro. Fuori da questa Terra non ci sarà più la nostra storia. Sarà fantascienza. E la fantascienza, a differenza della letteratura, non mi appassiona.

La brezza triste di Garcia Lorca

Oziosissima e strana domanda d’autunno. Tuttavia mi perseguita da anni. Un mistero, un “triller” poetico, due volte tragico. La questione riguarda l’ultima strofa del poema di Garcia Lorca tra i più conosciuti: “Lamento per Ignacio Mejias”, più noto al pubblico come “Alle cinque della sera”. La lunga autunnale poesia-omaggio all’amico torero morto dopo giorni d’agonia senza l’aiuto, che sarebbe stato decisivo, della penicillina (non ancora scoperta).
C’è un legame con il viaggiare, con la stanchezza del fare e del disfare i bagagli, da una piazza all’altra, da un’arena all’altra. La vita di ogni artista è come quella di un qualunque viaggiatore. Un artista-torero come Ignacio alla fine della stagione, esausto, diviene più fragile e vulnerabile in faccia al mitico animale, complice-nemico.
Nel bellissimo “Un’estate pericolosa” di Ernest Hemingway, la fatica del viaggio sulle strade della Spagna degli Anni ‘40 e ‘50 del secolo scorso per raggiungere le feste dei villaggi – le ferias – è resa con particolare emozione.

Ma ecco, tornando all’ultima strofa, che dopo il punto finale, con le parole che gemono, nell’omaggio all’amico Lorca, chiude ricordando “una brezza triste attraversare un oliveto”.
Qui è il mistero. Perchè mai, nel rivedere vivo Ignacio, camminare insieme a lui, sul terreno muschioso e tenero di un oliveto andaluso, Garcia Lorca sente la necessità di ricordare un vento triste, quasi una premonizione?

Nella grande poesia non si può pensare a una parola, a un aggettivo messi lì per far bella figura. In Lorca, ancor più, non c’è nulla di superfluo. Tutto qui.

Quella brezza triste rende ogni mio autunno un po’ più malinconico.img_0026

viaggio d’autunno

E’ con le belle, umide zucche gialle, per le prime minestre, che comincia l’autunno. E’qui che riprende il ciclo dell’anno, è adesso che il -tempo- di migrare- si fa urgente. Il nostro antico, segreto orologio, può farci sobbalzare come una sveglia o avvertirci soltanto con un distratto e inquieto malessere, ma qualcosa succede d’ autunno. Sempre. Per tutti. Finire e ricominciare ma senza la sicurezza trionfante d’aprile. Il ricominciare in ottobre è consapevole. Non sarà così per sempre.
Prendere la strada, o l’aereo, in autunno, è un atto riflessivo più che gioioso, non la -route des vacances- piuttosto quella della meditazione.
Sarà allora il bagaglio dell’apprendista ad essere preparato con cura, niente potrà essere dimenticato e niente di più dovrà appesantirlo. Se l’inverno ci sorprenderà prima del ritorno la leggerezza soltanto potrà permetterci di camminare fino alla luce di casa.img_1723