La brezza triste di Garcia Lorca

Oziosissima e strana domanda d’autunno. Tuttavia mi perseguita da anni. Un mistero, un “triller” poetico, due volte tragico. La questione riguarda l’ultima strofa del poema di Garcia Lorca tra i più conosciuti: “Lamento per Ignacio Mejias”, più noto al pubblico come “Alle cinque della sera”. La lunga autunnale poesia-omaggio all’amico torero morto dopo giorni d’agonia senza l’aiuto, che sarebbe stato decisivo, della penicillina (non ancora scoperta).
C’è un legame con il viaggiare, con la stanchezza del fare e del disfare i bagagli, da una piazza all’altra, da un’arena all’altra. La vita di ogni artista è come quella di un qualunque viaggiatore. Un artista-torero come Ignacio alla fine della stagione, esausto, diviene più fragile e vulnerabile in faccia al mitico animale, complice-nemico.
Nel bellissimo “Un’estate pericolosa” di Ernest Hemingway, la fatica del viaggio sulle strade della Spagna degli Anni ‘40 e ‘50 del secolo scorso per raggiungere le feste dei villaggi – le ferias – è resa con particolare emozione.

Ma ecco, tornando all’ultima strofa, che dopo il punto finale, con le parole che gemono, nell’omaggio all’amico Lorca, chiude ricordando “una brezza triste attraversare un oliveto”.
Qui è il mistero. Perchè mai, nel rivedere vivo Ignacio, camminare insieme a lui, sul terreno muschioso e tenero di un oliveto andaluso, Garcia Lorca sente la necessità di ricordare un vento triste, quasi una premonizione?

Nella grande poesia non si può pensare a una parola, a un aggettivo messi lì per far bella figura. In Lorca, ancor più, non c’è nulla di superfluo. Tutto qui.

Quella brezza triste rende ogni mio autunno un po’ più malinconico.img_0026

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