Regno animale

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Molto amato dai librai di Francia, “Regno animale” è il racconto del passaggio dall’agricoltura contadina a quella industriale. Detto così potrebbe anche essere un saggio di economia o di sociologia. Invece è scrittura, alta e poetica, è letteratura. Ci commuove sino alle lacrime. Condividiamo e comprendiamo, come storia anche personale, la miseria della nostra razza che, nell’ultimo secolo, non ha rivolto soltanto violenza a se stessa ma a tutte le forme viventi di nostra Madre Terra.

Certo che apparteniamo anche noi al regno animale ma, purtroppo, con un’intelligenza che si è allontanata da quella ancestrale legata alla legge biologica della sopravvivenza della razza e dell’equilibrio tra le specie.  Dal punto di vista zoologico, oggi, gli umani sarebbero da considerarsi malati gravi e in via di estinzione.

Agli inizi del secolo scorso sopravvivevano ancora gesti e segni di amore, quasi sensuale, verso la terra. I contadini la assaggiavano, masticavano a occhi chiusi la terra da seminare, la prendevano in mano e la sgretolavano piano piano tra le dita con struggente tenerezza. Si sapeva che era la terra che ci faceva e che ci dis-faceva.

Ora quasi tutto è perduto, se non la speranza di una rinnovata e più colta consapevolezza tra le giovani generazioni. Nell’odore acre di quel letame che qualcuno di noi ancora ricorda nelle corti delle case coloniche, nella miseria contadina, nella superstizione cieca e violenta resta, infatti, la purezza della giovane Eleonora del romanzo, diga contro la follia autodistruttiva degli uomini.

Soltanto una riappacificazione tra noi, gli animali e il regno vegetale potrà evitare il disastro. Fuori da questa Terra non ci sarà più la nostra storia. Sarà fantascienza. E la fantascienza, a differenza della letteratura, non mi appassiona.

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