Spigolatrici di sabbia

img_1993Il miracolo di Tiberiade si rinnova ogni anno, quì, tra le acque calde di novembre, sul canale di Mozambico. Per qualche settimana le reti gettate la sera, dalla riva, dai pescatori Vezo si ritirano all’alba cariche di pesce.Le grida e le risate di gioia a sottolinearne l’abbondanza. Poi tutto tornerà come sempre. Per il resto dell’anno il pesce si cercherà lontano dalle coste, a rischio della vita, sulle fragili piroghe. Ma adesso la messe è talmente abbondante che il raccolto meno pregiato, i minuscoli pesci di pochi centimetri, tutti lische e squame, vengono abbandonati, sparsi sulla sabbia. Il sole forte li essicca in poche ore. Torneranno più tardi, forse, a riprenderseli, quelli che allevano un maiale. Sarà cibo per loro.
Ma la tradizione, come nei campi d’autunno, da noi, quando c’era ancora l’agricoltura, lascia, a chi ne ha bisogno, libertà di raccolta.
Nelle ore più calde del pomeriggio arrivano allora, sulla spiaggia bollente, giovani donne, con un figlio sulla schiena e un altro a spigolare con loro tra la sabbia calda. Cercano con le mani,raccolgono e sarchiano. Ogni tanto si fermano, bevono da una bottiglia che condividono, insistendo alla bocca del bambino più piccolo che sembra aver già accettato la durezza del Mondo e non strilla, non piange ma beve sorridendo dalle mani del fratello maggiore. Poi raccolgono quei simulacri di pesce che cuoceranno la sera col riso e mangeranno, evitando di ingoiare le lische pungenti di quel che resta delle miracolose settimane d’abbondanza.

La miseria e l’allegria

Una lunga striscia di zucchero grigio tra il verde sporco del mare e il cielo rosa azzurro del mattino.
Morondava. La vita come -festa in lacrime- trova qui una ancor più convinta declinazione.
Miseria e allegria; accettarla l’eredità, il regalo ,voluto o inconsapevole, della vita. La vita così come è senza aspettarsi
molto di più ma pronti a volere tutto e a perdere tutto. Se passeranno i banditi o un ciclone più violento. La follia dell’Africa e la compostezza mistica dell’Asia trovano comunque una arruffata sintesi nell’isola dalla terra rossa.
Ascoltare Eladia Blasquez cantare – honrar la vida- sulla musica di Piazzolla. Onorare la vita, dice,
non è semplicemente vivere. Ricordare ancora – il giro della prigione- di Yurcenar dove la prigione è la Terra intera. Drammatica e magnifica prigione di cui almeno conoscere il perimetro prima della definitiva e misteriosa libertá. Penso spesso che un viaggio in questo Paese dell’altro mondo
può essere un utilissimo viatico alla vita e alla tolleranza per un occidentale che fatica sempre più a definirsi e a leggere il Mondo.
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