Le streghe di marzo

Nessuno come Jules Michelet, il grande storico e filosofo francese dell’ottocento, è riuscito, in poche righe, a rendere un altissimo omaggio alla complessità del mondo femminile. Nei primi giorni di marzo mi piacerebbe venisse ricordato il suo libro “La strega”. Un testo tra i più devoti alla natura stessa dell’ intelligenza femminile. Che sia stato scritto a metà del 1800, cento anni prima dei movimenti femminili strutturati politicamente, dimostra come la genialità di alcuni protagonisti dell’età dei Lumi riesca ad emettere Luce ancora ai nostri giorni. Altrettanto incredibile che uno slogan femminista degli anni 80, quasi sempre inconsapevole, recitasse appunto : -“tremate le streghe son tornate”. Nel suo splendido “la sorciere” Michelet sostiene con entusiasmo che la donna nasce fata, per la sua capacità di emozione cresce sibilla e, per raffinatezza magica, malizia e sapienza diviene appunto, attraverso l’amore, strega: guaritrice simbolica, levatrice ancestrale. Come più tardi scriverà Ceronetti:- sono gli uomini che muoiono, le donne non muoiono mai…-
Ecco, io frequentatore abituale del Madagascar, l’Isola delle streghe, vedo in queste figure gli archetipi positivi della donna vittoriosa di oggi e soprattutto di domani. Non so, ovviamente, se le donne condivideranno questo mio “delirio” al quale ho cercato di associare nientemeno che Michelet e Ceronetti ( tutti uomini in verità) ma sono sicuro non sia poi così delirante,IMG_4185 (1)

Considerazioni di un libertino sul fondamentalismo islamico.

Non so se, quando e dove si potrà vedere in Italia il film-documentario  Salafistes images-1. Il lungometraggio franco-mauritano sulla quotidianità della Sharia. Vietato ai minori di 18 anni è anche un’ anteprima nella storia della censura cinematografica e comunque un compromesso rispetto a chi ne voleva assolutamente vietare l’uscita nelle sale. La paura era ovviamente quella di un possibile, malefico, contagio. Qualche giorno fa mi sono messo in fila all’entrata dell’unico locale del centro di Parigi che programmava il film. Una coda lunga, inquieta e silenziosa, preoccupata, malinconica. Nella pellicola vengono intervistati i carnefici del fondamentalismo, alcuni emiri predicatori, imams salafiti, e qualche vittima felice di esserlo. Il teatro delle riprese è soprattutto in Mali, a Timbuktu, in Tunisia e in Mauritania. La predicazione è tranquilla, banale, califfi-intellettuali, circondati dai testi sacri, che spiegano quanto sia bello e giusto uccidere e sgozzare, farsi saltare in aria in una discoteca portando con se centinaia di vite nel nome di Dio. Parlano di come abbiano tolto il peccato dai villaggi e dalle città sotto il loro “misericordioso” controllo. Il peccato è infatti nell’uomo, che, debole, deve essere raddrizzato per raggiungere il Paradiso. Il passaggio su questa terrà è una irripetibile ma triste preparazione alle meraviglie del futuro Paradiso di miele e di latte. Parla un giovane a cui è stata pubblicamente tagliata la mano destra ma che, curato a spese dell’Amministrazione, è felice di aver così pagato il debito e di rientrare nella pia comunità dei credenti. Così un ragazzino omosessuale che prima di venir gettato giù da un alto condominio ringrazia e abbraccia i carnefici. La musica, il sesso, il corpo delle donne, capelli, mani e caviglie comprese, l’alcool, anche quello di una birretta, la blasfemia e poi tutta quella serie di “peccati” tipici di una società infedele richiedono fermezza. La misericordia viene declinata con la frusta e con la spada…E’ l’idea terribile del Dio del vecchio Testamento. E’ un’ idea amministrativa, politico-ideologica di un Islam conquistatore.
La verità più inquietante è vedere però come non sia affatto un -ritorno al medioevo-: al Tempo, la “fede”, era molto meno invasiva, assai più tollerante. Nell’Islam di Averroes, mussulmani, ebrei e cristiani vivevano in quartieri limitrofi senza grandi problemi e, più o meno, fino al 1980 è stato così. A Kabul, Teheran, Damasco e Bagdad le ragazze in minigonna andavano a ballare. In qualche modo allora DAECHE rappresenta una postmoderna visione totalitaria dell’Islam. Visione terrificante e assassina che, ahimè, sa attrarre anche migliaia di giovani europei assetati di “valori” e di sangue. La prima scena del film è la rincorsa, la caccia, con un lussuoso fuoristrada carico di Jihadisti, tra le dune di un deserto, ad una veloce e bellissima gazzella. Sparano con i mitragliatori e la colpiscono. La gazzella inciampa, cade, ansima ancora. Tra grida di vittoria, i combattenti, scendono allora dalla jeep e con un lungo coltello, scoprendone il graziosissimo collo, la sgozzano. Penso sia questa la scena che svela. L’odio per la vita e per la libertà, per la luce del sole e per la bellezza, per l’ebrezza e la gioia del corpo. La gioia gratuita che dovrebbe bastare a giustificare la vita stessa. Penso sia questa la posta in gioco.

Aprile mese crudele

E ritorna aprile. Il mese più crudele…
Lo scriveva Thomas Eliot nella-Terra desolata- L’affermazione, forte e tagliente, mi riporta sempre ad un’altra simile ” verità” : ..”non permetterò a nessuno di affermare che vent’anni sia la più bella età della vita”. Entrambi i versi mettono in guardia dai luoghi comuni e dalle facili equazioni, parlano della nostra inadeguatezza rispetto alla grande, incontenibile vitalità di queste due stagioni e ci avvertono di come il “ghiaccio” sia sempre possibile. Noi Abbiamo bisogno di speranze ma non di illusioni. Il primo mese della primavera dovrebbe aiutarci a-prevedere-noi stessi e non soltanto le nevicate improvvise.

Malpensa: carrelli no cost

Nel “Bagaglio a mano” del 7 giugno scorso avevo raccontato di come, in meno di 10 mesi, fossero lievitati i costi del carrello per il trasporto dei bagagli a Malpensa: ben 2 euro (+100% rispetto a prima), ma soprattutto non rimborsabili a fine utilizzo. Una sorta di “furto legalizzato”, senza contare i disagi per gli stranieri in transito non muniti della moneta in questione.
Rientrato da un viaggio pochi giorni fa (cinque mesi dopo la constatazione del rincaro), ho preso atto di una, finalmente positiva, novità: i carrelli sono a disposizione dei viaggiatori in “comodato gratuito” (come, peraltro, nel resto del mondo).
Non so se – ma non credo – sia stata determinante la mia segnalazione dalle colonne del Giornale di Lecco (più probabile che sia stata “aggiuntiva o rafforzativa” di altre), ma in ogni caso conforta la mia convinzione di quanto sia importante, qui ed ora, non considerare mai una “follia” amministrativa come l’ineluttabile frutto di incompetenza o di sopruso. Meglio invece segnalarla, indicarla come tale, in tutti i modi possibili e con tutti gli strumenti a disposizione. Solo allora un cittadino dichiara a chiare lettere che non si rassegna ad essere considerato un suddito.

Progettare la speranza

Il progetto cambia la realtà.E’ la prima parte del concetto, quella immediatamente comprensibile, che il molto capace Giulio Ceppi ha messo al centro della mostra che da qualche settimana impegna la galleria Melesi di Lecco. Una realtà che, di certo, non riguarda soltanto l’architettura, ma anche l’esperienza personale di ognuno e l’intera società. Il “progetto” è ciò che più dolorosamente manca al nostro Paese e al nostro territorio e, in qualche modo, alla quotidiana esperienza di tutti noi.
Parallelamente, non so come, ho pensato al MuCem, il bellissimo nuovo museo inaugurato a Marsiglia lo scorso giugno: il museo della cultura mediterranea, realizzato in soli tre anni. E’ un progetto ambiziosissimo, con il direttore delle raccolte e il progettista dell’edificio stesso dagli italianissimi cognomi. Non è, quindi, una maledizione “genetica” la nostra ventennale (trentennale ?) incapacità di progettare il futuro. La maledizione risiede altrove. E bisognerebbe “esorcizzarla” al più presto.

Salvatori di alberi

Vanno in discesa, adesso, nella notte chiara di Istambul, camminano verso le loro barche sul Bosforo, verso i loro tram, le loro periferie lontane, i salvatori degli alberi, gli eroi della primavera. Arrotolate le badiere e le mascherine in tasca, hanno un’aria soddisfatta i giovani turchi. Per questa notte, almeno, hanno vinto.