In ricordo di un uomo onorevole

Perdo e piango con la scomparsa di Pierluigi Polverari un amico “difficile” e l’ultimo mio personale legame con la passione “politica”.
Entrammo insieme, era la prima volta per tutti e due, quaranta anni fa, nelle liste comunali del PSI . E insieme abbiamo fatto la nostra prima campagna elettorale. Lui, Gigi, fu eletto, io no. Da allora , Polverari, è stato per me quello che nella politica investiva tutto se stesso, il tempo, la passione, l’intelligenza, la voglia di capire, la rabbia. Una “rabbia” molto umana, d’altri tempi, dei socialisti di una volta ai quali ,comunque, lui apparteneva ed è sempre appartenuto. Io ero quello che andava in vacanza quando c’erano i congressi del Partito, c’ero e non c’ero. Gigi si “arrabbiava” : eppure nei momenti importanti della mia vita lui c’è stato sempre, spesso determinante, lui “in vacanza non ci andava mai”. La difficilissima battaglia per la segreteria del Partito (allora si era con Como) e per l’elezione in parlamento. L’emozione di avere per la prima volta un deputato del PSI a Lecco. Gli amici comuni, Il Giacomo De Santis, l’idea di un giornale, di un centro culturale dedicato al socialismo liberale. Polverari aveva capito della politica italiana e del suo dramma assai più di molti intellettuali di partito. Poi vennero gli anni terribili , gli anni novanta : il suo resistere, la sua malinconia, il suo orgoglio. La sua innocenza. Lo incontravo qualche volta nell’appartamentino di Pescarenico con la sua bella famiglia, sempre con la voglia di discutere e di capire. Più tardi La scelta della Tunisia per stare vicino a Bettino Craxi, l’uomo sconfitto e solo che Pierluigi non abbandonava. Un caso raro nel PSI e rarissimo in Italia. I successi diplomatici di un non diplomatico stupivano e mi stupivano. InTunisia , Polverari, in pochi anni era diventato un protagonista. Ricordo un appuntamento a Tunisi (avevo forte il desiderio di incontrare un uomo della storia) e lui mi organizzò il non facile incontro ad Hammamet, Route el Fawara. Ho passato qualche tempo con lui e con “il Presidente” seduto al famoso ,lungo tavolo di legno, pieno di carte e di libri. Di quel pomeriggio gli sono ancora grato.L’ultima volta l’ho visto sofferente, molti mesi fa. Per vigliaccheria non ho voluto più incontrarlo. Pierluigi Polverari ha avuto una vita bella e consapevole, ha vissuto da protagonista momenti essenziali della storia politica italiana, ha visto e compreso la grande tempesta che è iniziata, e tutt’altro che conclusa, nel suo secondo Paese, la Tunisia. Ho la convinzione che il futuro, almeno immediato, verso il quale stiamo andando, sia noi che loro, non lo appassionasse granchè.

Prima e ultima considerazione postelettorale

Delle lacrime, della loro “centralità”, Marina Cvetaeva ha fatto solida costruzione per uno dei migliori percorsi poetici del secolo scorso. Giovanissima, Marina, ha molto frequentato e amato l’Italia. Chissà se anche oggi potrebbe apprezzarla? Ora che il nostro Paese è così, in maggioranza, affascinato dalle “risate” dalle “storielle divertenti”, così refrattario a quelle sue “lacrime del novecento” che sembriamo decisi a non versare più in questo secolo nuovo. Speriamo allora davvero che “i nemici” saranno sepolti da una risata…

Non è un Paese per i giovani, non è più un Paese per vecchi…

Nella cronaca di ieri la storia, vera, dell’ottantenne che uccide la moglie malata e poi se stesso.
“L’Esattore” è, invece, l’ultimo libro di Petros Markaris, lo scrittore greco che utilizza il “poliziesco” per raccontare la povertà e la disperazione del suo paese.
Le prime pagine sono dedicate al suicidio comune di quattro povere pensionate che lasciano “un post” sul tavolo di cucina spiegando il perchè del gesto: “Lo facciamo per aiutare l’economia greca, con le nostre pensioni si potrà sostenere qualche giovane disoccupato…”.

Un certo querty lascia, tornando alla cronaca di ieri, questo commento su un blog del “fatto quotidiano”: ricordo che i vecchi hanno già vissuto. I giovani devono ancora vivere. I vecchi hanno già avuto la loro parte, hanno avuto tutto, lavoro e famiglia, magari senza neanche uno straccio di laurea. Basta. Non devono rubare dal piatto degli altri.
A quelli che osano lamentarsi che prenderanno la pensione “solo” a 70 anni, ricordo che i giovani non la prenderanno mai.
L’eutanasia? Io non ho mai parlato di eutanasia. Chi ha già vissuto dovrebbe proprio capire di togliersi di mezzo da solo, non scaricare perfino questa responsabilità sugli altri.

La “Grecia” come metafora del nuovo mondo? La “Grecia percepita”, ieri, ha compiuto nell’immaginario della vicina Italia un altro, importante, passo avanti…

VIGILIA ELETTORALE

L’ansia, cattiva, acida, niente affatto simile all’inquietudine che conosco da sempre, mi accompagna in queste ore “elettorali”. Forse, l’anzianità, la più precaria delle età, carica la “sospensione” di presagi. Non mi era mai accaduto. O forse, invece, è davvero così importante questa volta? Davvero non si tratta di “cambiar un presidente” ma di far un’Italia “bien différente”?
Non so. Da molti anni non mi occupo più attivamente di politica. Semplicemente guardare rende più opaco l’orizzonte e si moltiplicano gli “effetti morgana” nel nostro mare, comunque, in tempesta.

La bandiera

Oggi , 4 aprile 2012, camminando per una fredda, umida, Piazza XX settembre se alzavi lo sguardo al balcone della “pasionaria lombarda” non ce la trovavi più la bandiera con simbolo verde della Lega Lombarda.
Già qualche settimana prima dal balcone di un professionista era scomparsa la bandiera azzura del partito che si ispirava alle più vaste libertà. Le bandiere rosse erano già state bruciate anni prima ( più o meno da tutti coloro che le avevano cantate) . Cosa resta oggi,  in questa fredda primavera, da sventolare nelle nostre mani, da appendere ai nostri balconi ? Una bandiare bianca : quella umile, definitiva, quella della resa.

DE SANTIS: IL NOSTRO CINEMA PARADISO

Un autodidatta eccellente, un meraviglioso dilettante . Questo, in primo luogo, e’ stato Giacomo De Santis. In un mondo popolato da “finti” professionisti e da “inutili” laureati e’ gia’ uno scandalo . Eppure Lo “scandaloso “ Giacomo durante due decenni, gli anni 60 e 70 , ha regalato a Lecco, a noi, eventi culturali inimmaginabili, incontri irripetibili con i migliori artisti del mondo, mostre d’arte concerti, festival; rilanciato e fondato associazioni , giornali; ha salvato il nostro Teatro, le ville storiche. Ha fatto insomma della nostra città un polo vibrante di cultura nazionale. Giacomo De Santis e’ stato il nostro “CINEMA PARADISO” : ha spalancato ai giovani della mia generazione e a me le porte e le finestre del Mondo. La negritudine del jazz americano passava in Europa e si fermava a Lecco come quella zingara di Django Reinhard , Arturo Benedetti Michelangeli suonava a Lecco così come Giorgio Gaslini, Joe Venuti,Franco Cerri. Stefania Sandrelli ,diciottenne, ballava con noi all’Orsa Maggiore dopo esser stata scelta per una “noce d’oro”. La generosità di “Giacomino” non l’ho mai piu’ ritrovata. Era intellettualmente generoso ma anche materialmente. A sedici anni o poco piu’ gli chiesi di poter scrivere per il suo “Giornale di Lecco” e lui mi disse sì, di provare. E con me disse di sì a tanti altri amici di quegli anni.Si fidava dei giovani e piu’ in generale si fidava della gente. Era curioso degli altri e condivideva il suo grande appetito di musica , di teatro, di cinema, di pittura e ,naturalmente, anche di…cibo. Ci invitava a pranzo , a cena , alla trattoria del Piscen, a Pescarenico, ma anche nei grandi ristoranti di Milano, di Verona ( dopo l’Arena). Ho pranzato in un grande ristorante per la prima volta a 17 anni, invitato da lui, e con lui stavano seduti in quel locale di Via Manzoni ,a Milano, Pietro Bianchi e Morando Morandini. Li ascoltavo in silenzio parlare di cinema. Il centro di cultura in rete con la sezione lecchese di gioventu’ musicale e più tardi con l’ azienda di promozione turistica, ha prodotto, sotto la sua guida leggera , incontri memorabili con artisti e scrittori immensi, ha intuito le potenzialità del lago con la musica sull’acqua. Voglio solo ricordare una sera con Dino Buzzati e un mattino di fine agosto 68 con il corpo di ballo e la grande orchestra di Bratislava. Piangevano tutti, e io con loro ,i carri armati sovietici che stavano stritolando il Paese nel quale sarebbero rientrati il giorno dopo. De Santis era liberale e socialista quando i comunisti e i democristiani erano “quelli di una volta”. Non e’ stato facile per lui. I chierici bigotti della destra e ,ancor più, della sinistra non gli perdonavano le capacità, la generosita’,l’indipendenza,l’autonomia, la qualità delle sue proposte. Non gliele hanno mai perdonate.

Anche Fabrizio e Andre e’ venuto a lecco ,una volta sola, nel 68. Invitato dal Centro di cultura di Giacomo De Santis naturalmente.Ricordo quella sera a Palazzo Falk quando De Andre ,timidissimo, metteva i suoi dischi sul piccolo giradischi e rifiutava di definirsi poeta. De Andre a Lecco ci venne senza chiedere una lira. Poi ci invito’ a tarda sera in un bar del lungolago dove con altri giovani del centro bevemmo il nostro primo whiskey . Lui ne bevve più di uno…

Qualche mese dopo avremmo conosciuto ,sempre grazie al Centro, Fernanda Pivano.

La “scandalosa follia “ di Giacomo fu soprattutto quella di non accorgersi che troppo spesso la sua città guardava il suo dito mentre indicava la luna.

Poi sono arrivati gli anni della crisi , l’acquisto di “ Sipario”, la piu’ prestigiosa rivista culturale italiana e i problemi finanzari legati a quella scelta ,la solitudine , la malattia.

La morte arrivò all’improvviso in un giorno dell’86. Solo in una piccola stanza di quella che una volta era la sua grande casa. Povero. Lui che era nato ricco. Nella citta’ di ferro e di acciaio che misura il successo dal conto corrente e l’eternità dal marmo nelle tombe di famiglia. La sua scomparsa fu l’utimo scandalo. Oggi, a piu’ di venti anni da quel giorno, non ho piu’ dubbi che malgaro gli ultimi anni difficili De Santis sia stato-e resti- un uomo di grande successo, che ha meravigliosamente compiuto la sua vita,che ha realizzato, come dicevano i greci, il proprio daimon.

Il sipario e’ sceso su di lui. Il silenzio sugli eventi che ci ha regalato. Ma come in tutte le grandi opere, continua a rieccheggiare in noi l’eco di quelle musiche , di quelle parole, l’immagine di quelle scenografie , di quei dipinti, e ,da ultimo, la convinzione che la bellezza e la verita’ stiano nella contaminazione positiva tra genti , storie e culture.