La miseria è la malattia

E tutto ritorna in questo pezzetto di mondo che è un altro mondo. Lontano da ogni interesse globale, grande zattera alla deriva nell’oceano Indiano. I briganti di strada e i linciaggi decretati dalla assemblea di villaggio, la fatica di coltivare la terra con le mani, I totem e le paure nella notte dove solo le stelle fanno luce nella campagna del Madagascar. E’ portentosa, terribile macchina del tempo dove una patina inquinata di modernità non riesce a nascondere il tragico risultato della miseria. Eccoli quí i fantasmi dimenticati dell’epidemia, della fame, della sporcizia. Davanti a noi, con noi, tutte le immagini letterarie, da Manzoni a Camus a Mann si fanno realtà quotidiana. I morbo spiato, sospettato, nascosto. Un fazzoletto, una mascherina a fragile protezione. Nelle cronache dei giornali, incredibilmente, ecco proprio la riedizione tropicale e contemporanea della -madre di Cecilia-. La donna si rifiuta di consegnare la figlia tredicenne morta ieri di peste agli addetti sanitari. Vuole per lei un funerale degno, aiutata da qualche vicina, maledetta da altri che temono l’infezione. Nulla é risparmiato ai poveri del Mondo, tantomeno l’arrogante ignoranza e la corrotta inefficenza dei propri rappresentanti di governo. Ma non è questa una immagine unitaria. Madagascar é anche il sorriso di tanti, é la bellezza, la resistenza, è il magnifico mare, quel che resta delle lontane foreste pluviali, le onde dell’oceano Indiano che riportano alla stanchezza e alla grandezza della nostra vita frastagliata.

Kadischa.

I massaggi.

Kadisha é responsabile della “new massage” a due passi dal Parlamento.  Tre ragazze più lei stessa , fanno turni di 24 ore su 24. In una casetta sporca divisa da tende, dormono su un divanetto tra un massaggio e l’altro. Sono quasi le 8 e la invito a cena. Mai fatto prima , ma lei ha qualche cosa che mi commuove e dice subito di si , lei può.  Andiamo al Rossini un ristorante di quelli importanti a Tananarive. Mi domanda cosa vuol dire Rossini.
:-Tu non puoi immaginare cosa si vede, cosa succede-. Mi racconta gli ultimi episodi di clienti ubriachi. :-Appena riapre la strada per Diego Suarez torno a casa- .- Ho un bambino. Mia mamma è mussulmana e io qualche precetto lo seguo ; pochi pochi , per esempio non mangio maiale-.
Contenta di essere a cena con me e dei suoi ravioli di carne di zebù. Contiamo insieme i soldi (non avevo previsto un invito a cena) lei dice che se voglio bere del vino 40.O00 ariary li ha nella borsetta.

Poi, più tardi, le sue mutandine rammendate, il suo voler farmi contento. I miei regaletti le piacciono tanto e non vuole assolutamente che rompa le confezioni, come noi , da bambini, a Natale. Guarda e rimette tutto in ordine nelle scatoline. Se ne va sorridendo dicendomi che non si aspettava proprio , oggi, di ricevere regali..
Io resto solo e commosso , come tutti i vecchi.

La tanto desiderata

La tanto desiderata

Hir’iela, la tanto desiderata, nell’immaginosa lingua oceanica del Madagascar, ha tre anni.
Dalle mille stirpi che l’hanno preceduta fino a sua madre, desiderata quanto lei, é uscita una dea indiana dagli enormi occhi neri, neri capelli e un volto perfetto e scuro e lucente e serio, consapevole suo malgrado.
La mamma appartiene alla nicchia minoritaria dei Merina degli altopiani, intellettuale e ,se non ricca, certo molto lontana dalla miseria condivisa dal 90 per cento del popolo malgascio.
Al ristorante dei viggiatori, seduti di fronte, parlo con la bella signora che va in missione professionale a Majunga. Dirigerà un’importante agenzia della Banca Africana.
Arrivate le patatine fritte, la bambina ne prende una ,la immerge nella salsa rossa, ci soffia un po’ sopra, la mette in bocca. Immediatamente,senza scomporsi, spalanca la bocca e la avvicina alla mamma che smette di parlarmi per soffiare sulla linga della bambina. La cosa si ripete più volte e al mio ridere stupito spiega che Hir’iela non ha pazienza e lei col suo soffio le raffredda la patatina già mezzo ingoiata. Sono cose tra madre e figlia asserisce sorridendo.
No, penso, sono cose da rondini, certo, anche da madri e figli, sono cose antiche, molto più lontane del millenario baobab lungo il mare. Sono cose che ridanno senso al nostro resistere. Misterioso, inspiegabile, ma un senso.
Le due molto desiderate aspettano e soffiano tenerezza e benessere senza , giustamente, prevedere avvenimenti nē ricordarne. Rondini felici in un cielo eterno. Come rondini, infatti, trillano per qualche minuto prima di addormentarsi abbracciate sui sedili posteriori della navette.

NAPLES SHAKESPEARIENNE

Contrairement à ce que quelqu’un a soutenu, il est, certainement, improbable que le mystérieux et indétrônable Shakespeare soit né à Naples. Néanmoins Naples est, sans aucun doute, la ville la plus shakespearienne de toutes les villes du monde. C’est un véritable théâtre avec sa scène et sa musique; le soir on peut , encore voir les fantômes des grands acteurs napolitains vous saluer desbalcons de la rue Toledo.

Ce sont des illusions , la véritable Naples est faite des rêves dont nous sommes faits comme dans ” LA TEMPETE ” . Se fuir soi-même pour pouvoir , enfin, retrouver son soi profond, dans un jeu de miroir et de reflet, pour le plaisir d’être dans ce centre parthenopéen qui par sa grandeur, sa beauté, sa tragédie est le symbole de la scène du monde.

imagesA cette occasion, pour la première fois,j’ai cru rencontrer les fantômes et les illusions de ma propre vie. Dans les ruelles du centre historique, au milieu des statues de carton-pâte des personnages représentés, pour l’éternité, dans le musée de cire. Dans les rues escarpées des quartiers espagnols, où personne ne joue un rôle et de ce fait est vraiment sincère.

La Sirène revient chaque soir consoler, faire son tour et nous “assonnare”.

Et puis Valeria est là, avec sa voix de garçon,Valeria se promène et s’amuse avec son taxi blanc, comme une petite fille avec sa toupie. Elle vit sa ville, elle en ressent toutes les vibrations dans son corps et son âme. Malgré son jeune age, Valeria semble connaitre toutes les couleurs et les nuances du golfe. Valeria est née, très très longtemps après ma première et incomplète découverte de Naples, c’est la rencontre que j’aurais voulu faire alors. Elle rit avec toute la vérité de sa jeunesse et elle perçoit la consistance dont est fait mon rêve, maintenant, épuisé.

Sakamanga-il gatto blu di Tananarive

Inviato da iPadBordello tra i più equivoci della Grande Isola alla fine
degli anni ottanta, a due passi dallo Zum , l’enorme e il piú sordido
mercato dell’ Oceano indiano. Questa la carta d’identità dell’immobile
fatiscente che sarebbe diventato in meno di trent’d’anni l’oramai
celebrato Hotel Sakamanga. Questa bella avventura commerciale di
successo ha avuto per protagonisti due europei della generazione dove
l’immaginazione aveva ancora speranza di un qualche potere. Uno dei due
era lecchese. Peppo, che é , a piú di dieci anni dalla morte, ancora un
vivo riferimento in molti residenti stranieri e in non pochi malgasci
della mia generazione. Pioniere del turismo in Madagascar ha condivisio
la visione di Patrice , “il patron”del gatto blu. Un museo, un ordinato
e appassinato catalogo del recente passato naturale e antropologico di
questo tempio della biodiversità é visibile nelle vetrine della
recepion, è arredamento nelle stanze, é segnalato nel giardino
tropicale.Nel labirinto profumato di palissandro e vaniglia delle scale
e dei corridoi di questo hotel d’eccezione il gusto della accoglienza e
dell’armonia diviene quasi unicitá in un Paese complicatissimo come lo é
Madagascar. Nell ‘eccellente ristorante , una mostra permanente delle
piú belle fotografie in bianco e nero della cittá, della foresta e delle
coste dell’ ” Isola rossa” che non sfugge, haimé, all’inesorabile
saccheggio della natura e della bellezza. Che ci sia stato anche un
lecchese ,innamorato del Madagascar, a battersi per difenderlo e
conservarlo , a me, ospite abituale del gatto blu, fornisce un certo
orgoglio.

Il canto e il tempo

Ecco come il Tempo diventava sensato, ti persuadeva, te ne facevi una ragione. Era il canto, ancora più forte del suono. Cominciava con le armonie delle ninna-nanne e poi continuava, con i rintocchi delle campane. Nel mondo dell’Islam sono i muezzin che scandiscono il giorno e poi la notte. Oggi, in quest’alba senza campane e senza canti, avverto la mancanza delle loro rassicuranti monotonie, dei rintocchi, di quelle più recenti, dei minareti. Senza voci e senza suoni, il nostro tempo ritorna selvaggio.

La paura e la Parola

Nell’ottimo saggio di Massimo Recalcati “Il complesso di Telemaco” s’incontra una nota che, a me pare, rappresenti quanto di meglio sia stato detto intorno al -celebre caso- d’attualità.

… In questo senso la villa di Salò (le 120 giornate del film di Pasolini) ricorda quella – assai più farsesca, sebbene non meno tragica – di Arcore nei suoi anni più “gloriosi”; in entrambi i casi sulla scena non è tanto la fantasia pervertita dei suoi attori (quale fantasia sessuale non lo è?), nè la dimensione erotica del desiderio, ma il terrore del “padrone” di fronte alla verifica dei propri limiti, al crollo dell’illusione del proprio fantasma di autogenerazione, alla imminenza sovrastante della propria morte. Si tratta allora di mostrare lo smerdamento dell’ideale, la riduzione di ogni ideale a puro sembiante, per affermare che la sola cosa eterna, la sola Cosa che conta, la sola legge capace di scongiurare l’inevitabilità della morte è la “volontà di godimento”.